Il Piano Inghilterra-Cina per nuove centrali nucleari in UK, sfida la naturale evoluzione della produzione di energia elettrica del ventunesimo secolo.

Nella stessa Cina, il sogno nucleare si sta scontrando con i ritardi e le problematiche della costruzione di grandi e costosissime centrali, mentre il solare e l’eolico fioriscono accompagnati da un crollo dei prezzi.

Ma la tendenza è globale: nonostante alcuni governi cerchino di continuare a sovvenzionare e legittimare gli investimenti per il nucleare, le rinnovabili stanno silenziosamente vincendo la gara.
Si è molto parlato di come, il mese scorso, il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro britannico David Cameron, hanno stretto un accordo per cercare di rinvigorire le ambizioni nucleari del Regno Unito. Ma la realtà è che nulla è stato ancora firmato, nonostante gli enormi incentivi finanziari offerti dal Tesoro alle società nucleari francesi e cinesi.

impianti nucleari in inghilterra

Reattori nucleari in UK, Blu esistenti, Rossi quelli pianificati

C’è un forte consenso tra i commentatori del Regno Unito, in polemica per l’enorme onere finanziario che i contribuenti dovrebbero sostenere se il contratto venisse ratificato: Mentre la Cina può essere pronta a perdere denaro sul suo investimento nel Regno Unito, quest’ultimo, però, non può permettersi che ritardi e difficoltà facciano crescere il budget.

Nel mondo, sia le economie sviluppate che quelle in rapida industrializzazione, si stanno allontanando dai modelli di generazione di energia elettrica costruiti intorno al carbone e alle centrali nucleari. Questo cambiamento si basa su una strategia più “diffusa” di approvvigionamento, che comporta la distribuzione di grandi array di energia provenienti da fonti rinnovabili, on e off-shore, di eolico e solare.

C’è più di un’evidenza che l’evoluzione industriale più prossima sarà nelle rinnovabili. La domanda rimane, perché persistere con il nucleare? Guardando le economie di generazione da impianti nucleari sia nell’OCSE, sia nei paesi in via di sviluppo, è facile vedere come il denaro pubblico potrebbe essere speso meglio e con molta più efficacia.

Uno dei motivi del persistere della strategia nucleare è forse come risposta parziale al riscaldamento globale, dove l’energia atomica è vista come energia pulita. Questo nonostante evidenti “difetti” ambientali e le invasive logistiche del settore.

 

Il Nucleare e il riscaldamento globale

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Reattore nucleare per la produzione di energia in attività.

L’Istituto Inglese dei “Mechanical Engineers” avverte che, a proposto nuovi reattori, saranno generalmente sulle coste, e quindi potenzialmente esposti all’innalzamento del livello del mare, alle inondazioni, alle onde di tempesta e agli tsunami. E aggiunge: “Per i siti nucleari sulla costa, potrebbe essere necessario un notevole investimento per proteggerli contro l’innalzamento del livello dei mari, o addirittura l’abbandono o il trasferimento a lungo termine.”

La World Nuclear Association sostiene che la capacità nucleare in tutto il mondo è in costante aumento, con più reattori in costruzione in 13 paesi. Si dice che altri paesi stanno progettando di costruire per la prima volta reattori (Bielorussia e Emirati Arabi Uniti), o hanno firmato contratti (Lituania e Turchia), o hanno alcuni piani futuri per costruire nuovi reattori (Bangladesh, Giordania, Polonia e Vietnam).

Al contrario, il World Nuclear Industry Status Report 2015, forse più indipendente, descrive una tendenza al calo, con produzione annua di energia elettrica nucleare più bassa: da un massimo di 266 GW nel 2006, è scesa a 235 GW nel 2013, con meno di 50 reattori operativi (il picco nel 2002), e capacità totale installata paragonabile a livelli visti l’ultima volta due anni fa.

Questo calo è confermato anche nel recente “Energy Outlook” di BP.

 

Rischio finanziario

Un senso di disagio persiste per il rischio, per le persone e l’ambiente, di incidenti come quello di Fukushima. Malfunzionamenti a Reattori e catastrofi, sono in realtà il più grande rischio finanziario. Paradossalmente, nel tentativo di evitare tali incidenti, i reattori sono diventati molto più costosi, complessi, e quindi di difficile costruzione, rispettando tempi e budget previsti inizialmente. Nuove costruzioni hanno solo probabilità di andare avanti con l’aiuto di grandi sovvenzioni pubbliche, garanzie di prestiti e accordi di acquisto di energia a lungo termine.

In pratica il settore privato non può permettersi di costruire nuove centrali nucleari, dal momento che nuove costruzioni sono di altissimo valore, i progetti sono ad alto rischio, con una spiccata tendenza per il ritardo significativo e il sostanzioso superamento dei costi.

Ad esempio, in Finlandia, la Teollisuuden Voima Oyj (TVO) preme per una richiesta di risarcimento di € 2,7 miliardi  per gravi ritardi alla centrale nucleare EPR francese, progettata a Olkiluoto. A loro volta, i francesi chiedono 3.500.000.000€ da TVO. Prezzo chiavi in ​​mano del progetto è stato di € 3 miliardi nel 2005 e il prezzo corrente stimato ammonta a € 8.500.000.000, con un tempo di costruzione di 13 anni, stima in costante aumento.

 

Rallentamento in tutto il mondo

tragedia giapponese di Fukushima

Disastro dell centrale nucleare di Fukushima

In tutto il mondo, dei 67 reattori attualmente in costruzione, 8 lo sono da più di 20 anni, un altro da 12 anni e almeno 49 sono significativamente in ritardo. Per i restanti 18 reattori, o la costruzione è iniziata negli ultimi cinque anni o ancora non hanno stabilito la data di inizio lavori.

Un gran numero di questi progetti coinvolgono la società nucleare di stato russa “Rosatom”, che sta costruendo impianti in Russia e Bielorussia e ha diversi ordini di reattori da Iran, Turchia, Vietnam, Bangladesh, Giordania, Ungheria, Finlandia, Egitto, India e Sud Africa.

Ci sono dubbi sul fatto Rosatom abbia il denaro e le forniture per svolgere più di una piccola parte di questi progetti, dipendendo dalle finanze russe, affronta il recente crollo dei prezzi del petrolio e delle sanzioni occidentali. Rosatom è già alle prese con ritardi nella sua stessa madre patria a causa della mancanza di risorse.

Nonostante la sua crisi economica, la Cina ha 28 reattori in costruzione, 42% delle nuove costruzioni totali del mondo, con 21 reattori (17 GW) in funzione, che nel 2013 hanno fornito il 2,1% dell’energia elettrica del paese. Per contestualizzare questo dato bisogna notare che nel 2013, da sola, la Cina ha installato 12 GW di impianti solari, (triplicati dal 2012), con una pianificazione che li farà crescere fino a 66 GW entro il 2017.

I recenti avvenimenti hanno messo in discussione i piani della Cina per il nucleare. Ci sono stati i soliti ritardi di costruzione, aumenti dei costi, dubbi sulla localizzazione di reattori in province interne, e la domanda di più sicurezza e controllo normativo.

Più preoccupante, negli ultimi mesi, i difetti significativi trovati nei contenitori a pressione dei reattori già installati nelle unità francesi a Taishan e nella provincia di Guangdong.

 

Cosa succederà in futuro?

Radiazioni attraversano oceano

Gli effetti delle radiazioni si sono registrati anche nella costa ovest dell’America del nord.

La situazione generale post-Fukushima suggerisce che la costruzione nucleare sarà limitata nel prossimo decennio.

Anche se alcuni impianti europei sono ancora in programma in Finlandia, Francia e nei piani del Regno Unito, l’Italia e la Svizzera hanno annullato gli investimenti per i nuovi reattori, il Belgio ha confermato l’abbandono del nucleare, in Svezia e Spagna vige una moratoria nucleare, e in otto paesi dell’UE è stato firmata un dichiarazione che afferma che l’energia nucleare è incompatibile con il concetto di sviluppo sostenibile.

Germania, l’utilizzatore di energia elettrica più grande d’Europa, ha fatto la sua scelta. La sua decisione di eliminare gradualmente l’energia nucleare entro il 2022 e di investire invece nelle fonti rinnovabili, nell’efficientamento, nelle infrastrutture di rete e di accumulo di energia, si rivelerà significativo sia per la politica energetica europea che per quella internazionale.

L’energia pulita da biomassa, eolica e solare, sta generando vendite eccezionali per le esportazioni tedesche di elettricità, un recente rapporto dell’ ISE Fraunhofer Institute, mostra che le vendite nette di quest’anno possono arrivare a un massimo di 2 miliardi di €.

Alla base di questo surplus è un aumento nelle energie rinnovabili. La generazione nucleare tedesca si è ridotta di 41 TWh (terawatt-ore) a 92 TWh, dal 2010 al 2014, mentre l’energia pulita è cresciuto da 20 TWh a 138 TWh nello stesso periodo. Nel 2015 l’energia rinnovabile riesce a coprire circa il 33% del fabbisogno energetico lordo della Germania, con 193 TWh, il 20% in più rispetto al 2014, con il fotovoltaico e l’eolico come fonti principali.

 

La transizione della Germania

no nucleare tedesco

La Germania dice stop al nucleare.

I critici di Germania Energiewende (transizione energetica) basano la loro argomentazione sulla pretesa che le rinnovabili non possono colmare il vuoto creato dal minor impiego di reattori nucleari, e che questo deficit deve essere soddisfatto dal carbone.

Eppure le emissioni della produzione di energia a carbone della Germania continuano a diminuire costantemente, e l’uso totale di combustibili fossili è sceso a un livello mai visto negli ultimi 35 anni. Il consumo di gas è sceso in modo ancora più accentuato. Di conseguenza, le emissioni di carbonio della Germania sono diminuite di circa il 4-5% nel solo 2014.

Uno dei principali driver dell’Energiewende è la democratizzazione (diffusione e delocalizzazione) della produzione di energia, con il potere gestionale affidato alle istituzioni locali. I governi regionali hanno l’autorità di fissare obiettivi e adibire luoghi per la produzione da fonti rinnovabili. Ciò assicura che delle risorse locali di energia e dei sussidi finanziari, pagati dai clienti o dai contribuenti, possano beneficiare non solo le imprese del settore energetico, ma anche la popolazione locale, con profitti e nuovi posti di lavoro.

Steve Holliday, CEO di National Grid del Regno Unito, dice che l’idea di centrali a carbone o nucleari di grandi dimensioni per l’energia di base è obsoleta, in quanto i mercati dell’energia si muovono verso una produzione molto più distribuita e verso le microgrid (micro-reti).

Dati i crescenti avvertimenti del cambiamento climatico, l’ultima cosa di cui sembrerebbe aver bisogno la popolazione è un rischioso, costoso, centralizzato e inflessibile piano di sviluppo nucleare.

 

Tratto da : Ecologist