Nel suo “Living Blue Planet Report: Species, habitats and human well-being 2015″ ( Report sul Pianeta Blu: Specie, habitat e benessere umano 2015) il WWF lancia l’allarme sullo stato del nostro pianeta blu.
La perdita di habitat e il degrado ambientale sono considerati come le principali minacce del calo delle specie marine, seconde solo allo sfruttamento umano (pesca). Negli ultimi 30 anni abbiamo perso il 50% di tutte le barriere coralline.
Le barriere coralline forniscono alcuni degli ecosistemi più ricchi, biologicamente produttivi ed economicamente preziosi sulla Terra. Oltre il 25 per cento di tutte le specie marine vivono nelle barriere coralline, ma coprono meno dello 0,1 per cento del mare, pari a circa la metà della superficie della Francia.

A livello globale, circa 850 milioni di persone vivono in 100 km di barriera corallina e beneficiano direttamente dei servizi economici, sociali e culturali che essa fornisce. Le scogliere accolgono molte specie di pesci, importanti sia economicamente che per fornire cibo a centinaia di milioni di persone. Proteggono anche la costa da tempeste e dall’erosione, e generano posti di lavoro e reddito da pesca e turismo.

Tre quarti delle barriere coralline del mondo sono attualmente minacciate. E’ aumentata la pesca, la “scarsa qualità” (avvelenamento ndr) dell’acqua dell’agricoltura costiera, la deforestazione, lo sviluppo urbano costiero e la navigazione, così come l’aumento delle temperature oceaniche e l’acidità causata dal riscaldamento globale sono le cause di un evidente declino ambientale.

Agli attuali livelli di riscaldamento e acidificazione, le barriere coralline potrebbero andare perdute del tutto entro il 2050.

Studi recenti indicano che le barriere tropicali hanno perso più della metà dei loro coralli tipici negli ultimi 30 anni (HoeghGuldberg et al., 2015).

barriere coralline in calo

Percentuale Barriera corallina nel mare Indo-Pacifico e Caraibico

La figura 8 mostra un forte calo generale in copertura corallina nel mare Indo-Pacifico e nei Caraibi a partire dal 1970. Questo degrado minaccia sia le barriere coralline che le comunità che ne sono sostenute.
Delle 930 specie di pesci presenti nel database WWF (Living Planet), 352 sono classificati come pesci che vivono e si nutrono nella zona della barriera corallina.

L’indice dei pesci associati alle barriere coralline è diminuito del 34 per cento tra il 1979 e il 2010 (Figura 9).

diminuite le specie della barriera corallina

Indice delle specie associate alla barriera corallina diminuito del 34%

Per questo il WWF ci invita a prendere coscienza di questa situazione che si aggrava di giorno in giorno, lo fa con le pagine dedicate al progetto che titola “The Ocean Sustains Us – But For How Much Longer?” (l’oceano ci sostiene, ma per quanto ancora?).

Noi cosa possiamo fare?

Oltre a partecipare alla raccolta fondi del World Wide Fund For Nature, possiamo iniziare con piccoli gesti quotidiani che siano attenti a limitare il nostro impatto sui mari

-Utilizziamo detergenti e cosmetici biodegradabili, meglio se biologici.

-Non utilizziamo più plastica soprattutto se monouso, solo prodotti biodegradabili.

-Compriamo alimenti biologici: i pesticidi e i fertilizzanti inquinano le falde acquifere e quindi i mari.

-Risparmiamo sull’acqua non comprando bottiglie di plastica (se non avete acqua potabile comprate un depuratore vi costerà meno dell’acqua in bottiglia).

-Usiamo l’acqua con parsimonia lavando con cicli brevi e non lasciando aperto il rubinetto.

Con pochi gesti, tanta attenzione e costanza possiamo iniziare a cambiare le cose.