Negli ultimi anni, contro l’ingresso della Shell in Artico sono scesi in campo scienziati, attivisti e politici. Nonostante questa campagna internazionale, la nota multinazionale ha ottenuto il permesso dagli USA per costruire pozzi in una delle regioni più incontaminate del pianeta.

Perforare il fondo dell’artico è considerato molto pericoloso proprio per le continue perdite di greggio e incidenti che si verificano periodicamente in tutto il mondo. La shell non ha perso tempo e ha già iniziato con alcune esplorazioni a largo dell’Alaska.

Quello che per gli ambientalisti è un gravissimo errore, per la Bureau of Safety and Environmental Enforcement – BSEE (l’organismo che decide sulla sicurezza ambientale in America) è un passo dovuto, dopo il rafforzamento delle misure di sicurezza previsto sulla carta dalla compagnia petrolifera.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La decisione è stata presa tre anni dopo il blocco delle operazioni della Shell a causa di una serie di errori e contrattempi (richieste di maggiori garanzie e sicurezza). Gli ambientalisti hanno promesso battaglia con manifestazioni e sit-in per chiedere di fermare il progetto. Ecco quali sono le principali motivazioni.

  • Le trivellazioni nelle acque dell’Artico sono più pericolose rispetto a quelle nei mari meno freddi, inoltre, come l’esperienza insegna, potrebbero causare disastri ancora più gravi di quello della piattaforma petrolifera Deepwater horizon dell’aprile 2010, quando quasi cinque milioni di barili di greggio si riversarono nel Golfo del Messico.
  • In caso di un incidente con fuoriuscita di petrolio, il posto più vicino, attrezzato per l’emergenza, è a più di 1.500 chilometri di distanza.
  • Nell’area delle trivellazioni il clima è estremo, le acque sono ghiacciate e spesso ci sono forti tempeste, con onde fino a 15 metri.
  • Il mare artico è una zona di migrazione e di alimentazione dei mammiferi marini, tra cui balene artiche e trichechi.
  • Nel settembre del 2012 la Shell fu costretta a fermare le operazioni per problemi all’equipaggiamento di sicurezza destinato a contenere le eventuali fuoriuscite di petrolio. Inoltre la piattaforma petrolifera Kulluk, che doveva essere usata per le trivellazioni, s’incagliò dopo essersi sganciata da un rimorchiatore che la stava trasportando verso un porto. La Noble dribbling, che lavorava per la Shell, ricevette una multa da 12 milioni di dollari per inquinamento.
  • Secondo Tim Donaghy, ricercatore specializzato di Greenpeace, “la Shell ha una storia di pericolosi malfunzionamenti nell’Artico”.
  • Gli scienziati di tutto il mondo sono d’accordo nel dire che il petrolio artico deve restare dov’è se si vuole evitare un catastrofico cambiamento climatico.

In altre parole la decisione di trivellare l’artico è fortemente contestata da attivisti e scienziati perché antepone il petrolio alle persone e agli animali, si basa su analisi superficiali e poco approfondite e nella storia della Shell ci sono dei precedenti (incidenti e poca sicurezza) che non fanno ben sperare.