ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITÀ DI BOLOGNA C.SO D’AUGUSTO 237 – 47921 RIMINI

Relazione Dott. Malaguti

Bacche di Maqui

Composizione delle bacche di Maqui

Le bacche di Maqui (Aristotelia chilensis) posseggono una elevata percentuale di polpa (88% del peso secco) ricca in minerali (K, Ca, Fe e Na). La concentrazione di micro e macronutrienti nei frutti non influenza solo le caratteristiche organolettiche, ma anche le qualità nutrizionali ed i benefici per la salute che i consumatori possono trarne (Damascos et al., 2008). Le analisi fitochimiche della composizione dei frutti di A. chilensis hanno rivelato la presenza di un ampio numero di polifenoli tra i quali sono particolarmente rappresentate le antocianine, Gironés-Vilaplana et al., (2012). Altri studi hanno valutato la composizione quantitativa delle diverse antocianine presenti negli estratti secchi dei frutti dimostrando che le concentrazioni delle antocianine, espresse come delfinidina 3-Oglucoside equivalenti, rivelano una predominanza di derivati della delfinidina (~73%) rispetto ai derivati della cianidina (~37%), mentre l’antocianina maggiormente presente è la delfinidina-3-O-sambubioside-5-Oglucoside . Il contenuto relativamente elevato di antocianine e la presenza di derivati poliglicosilati, polari e idrosolubili, rendono le bacche di Maqui una fonte interessante di polifenoli ad uso farmacologico (Escribano-Bailón et al., 2006; Cespedes et al., 2010).

R’ R3 R5 Nome Contenuto mg/100g OH Xyl-glu Glu Delfinidina-3-sambubioside-5-glucoside 101.05 OH Glu Glu Delfinidina-3,5-diglucoside 49.80 H Xyl-glu Glu Cianidina-3-sambubioside-5-glucoside 20.73 H Glu Glu Cianidina-3,5-diglucoside 18.71 OH Xyl-glu H Delfinidina-3-sambubioside 30.51 OH Glu H Delfinidina-3-glucoside 32.53 H Xyl-glu H Cianidina-3-sambubioside 17.37 H Glu H Cianidina-3-glucoside 17.20 Totale 287.9

Un recente studio (Lila et al., 2012) ha cercato di valutare la biodisponibilità e la distribuzione dei polifenoli contenuti in alcune bacche, tra cui quelle di A. chilensis. I risultati ottenuti dall’estratto di antocianine della bacca di Maqui indicano che l’assorbimento nell’intestino tenue dipende molto dal tipo molecola considerata. La maggior parte delle antocianine ha una bioaccessibilità relativamente ridotta (0.75-4.28% dell’assunto) con l’eccezione del campione misto formato da cianidina-3-sambubioside-5-glucoside e cianidina-3,5diglucoside (17.84% dell’assunto). E’ stato ipotizzato che la combinazione della cianidina con due zuccheri legati crei una struttura antocianinica più stabile.

Azione Biologica degli estratti di Maqui

Azione Antiosidante

È noto come molti polifenoli possiedano una spiccata attività antiossidante diretta. L’abilità di scavenging, posseduta dalle antocianine, può essere spiegata attraverso la capacità di donare un elettrone a specie reattive ed è associata alla presenza di un gruppo catecolico sull’anello B. Pertanto, più la struttura molecolare è ricca di gruppi ossidrilici, più sarà efficace la sua abilità di scavenging. Considerando i rapporti struttura-attività delle antocianine, appare evidente come le delfinidine, che possiedono ben tre gruppi OH sull’anello B, siano dotate di una superiore capacità antiossidante. La presenza di gruppi funzionali, quali gruppi idrossilici sull’anello B e in posizione 5 sull’anello A, contribuisce anche alla capacità di chelare metalli, come Fe2+, coinvolti in reazioni ossidative. È stato dimostrato che l’antocianina nasunina (delfinidina-3-(p-cumaroilrutinoside)-5-glucoside) impedisce la formazione di radicali liberi principalmente grazie alla capacità di chelare ioni ferrosi. Sebbene la capacità di scavanging di radicali liberi rappresenti una modalità importante con cui i fenoli antiossidanti possano agire in vivo, la loro attività non è limitata a questo meccanismo d’azione. All’azione antiossidante diretta si affiancano specifiche capacità antiinfiammatorie, vasodilatatorie, antimicrobiche e inibitorie della aggregazione piastrinica (Kang et al., 2011; Scholz et al., 2010).

Aterosclerosi

L’ossidazione delle LDL, lipoproteine a bassa densità, è considerata un evento iniziale nello sviluppo dell’aterosclerosi (Glass et al., 2001). Per questo motivo si sta tentando di trovare una correlazione tra gli effetti benefici ottenuti dal consumo di frutta e verdura in caso patologie cardiovascolari con la capacità dei polifenoli in essi contenuti di inibire l’ossidazione delle LDL. Le LDL ossidate inducono stress ossidativo e modificano l’espressione di geni nelle cellule endoteliali, agendo su tutti gli eventi principali che portano allo sviluppo di placche a livello delle pareti arteriose. È evidente che i polifenoli possono sia impedire l’ossidazione delle LDL sia proteggere direttamente le cellule endoteliali da altre fonti di stress ossidativo (Youdim et al., 2000). Gli estratti di Maqui possono esplicare entrambe queste azioni, ne ha per prima suggerito l’impiego per le proprietà antiaterogene.

Ischemia/riperfusione

Il danno da ischemia-riperfusione si manifesta quando si ristabilisce il flusso coronarico dopo un periodo di ischemia miocardica e comporta danno alle cellule cardiache e successiva necrosi. In seguito a riperfusione si assiste ad un importante fenomeno di lipoperossidazione a livello cardico, il pretrattamento con estratto di Maqui,  ha dimostrato la capacità di prevenire la formazione di TBARS, un noto biomarcatore di perossidazione (Céspedes et al., 2008).

Fenomeni infiammatori

Due importanti enzimi coinvolti nell’attivazione delle risposte infiammatorie sono la NO-sintasi inducibile (iNOS) e la cicloossigenasi -2 (COX-2), perciò l’inibizione dell’espressione di questi enzimi può contribuire a ridurre l’infiammazione e gli eventi correlati. Uno studio condotto per valutare l’azione antiinfiammatoria di A.chilensis ha riscontrato una elevata capacità di inibizione dell’espressione di iNOS (61.8%) esercitata dall’estratto di Maqui. Tale effetto risulta comparabile a quello della quercetina, potente agente antiinfiammatorio usato come controllo (Schreckinger et al., 2010). Per comprendere meglio il ruolo degli estratti di Maqui nell’infiammazione, lo stesso studio ha valutato anche l’espressione delle COX-2 e la produzione di prostaglandine. L’estratto di Maqui inibisce la COX-2 a livelli compresi tra il 20 e il 40% e a riduce significativamente la produzione di prostaglandina E2. Altri studi hanno dimostrato che le delfinidine inibiscono l’espressione di COX-2 indotta dalla citochina infiammatoria IL-1β e la successiva produzione di prostaglandine in condrociti umani oltre che bloccare l’espressione del fattore di trascrizione NF-kB, principale regolatore di geni coinvolti nell’infiammazione, nelle risposte immunitarie e nell’apoptosi (Haseeb et al., 2013).

Maqui e diabete.

Studiando una formulazione ricca in antocianine ottenute dalla bacca di Maqui, è stata identificata una nuova possibile applicazione, ovvero il controllo dell’iperglicemia e la prevenzione delle complicanze nei pazienti affetti da diabete di tipo II (Rojo et al., 2012). La somministrazione orale di antocianine è in grado di ridurre l’iperglicemia a digiuno e la delfinidina-3-sambubioside-5-glucoside, abbondantemente presente negli estratti del frutto, è responsabile degli effetti antidiabetici riscontrati. In aggiunta, si è notato un aumento di tolleranza al glucosio, suggerendo un potenziale accrescimento della sensibilità all’insulina operata dall’estratto testato. Inoltre, l’estratto delle bacche di Maqui ha aumentato significativamente l’uptake di glucosio a livello delle cellule muscolari.

Maqui e neuroprotezione

Lo stress ossidativo e il danno alle macromolecole cerebrali sono importanti processi coinvolti nelle patologie neurodegenerative. La mancanza di terapie risolutive per l’Alzheimer e di biomarkers che aiutino una identificazione precoce rendono necessarie strategie farmacologiche o nutraceutiche che rallentino l’avanzamento della patologia. Studi specifici hanno rivelato gli effetti positivi dei polifenoli in vari modelli di neurodegenerazione (Fuentealba et al., 2012). Quale ricca fonte di polifenoli anche il Maqui è stato studiato al fine di valutarne gli effetti neuroprotettivi (Fuentealba et al., 2012). Usando un modello cellulare di neuroni ippocampali, si è osservato che il trattamento con estratto di Maqui previene parzialmente la tossicità indotta da amiloide, riducendo la morte cellulare. Inoltre, viene evitata la modificazione della morfologia neuronale caratterizzata da riduzione dei processi dendritici e ispessimento dell’assone, generata dalla iperfosforilazione della proteina tau con il conseguente aumento di circa due volte e mezzo delle dimensioni.

 

Altri estratti naturali

TE’ VERDE

La pianta del tè, il cui nome scientifico è Thea sinensis (Tè cinese), appartiene alla specie Camellia sinensis, della famiglia delle Theaceae. La pianta del tè è un albero sempreverde originario dell’Asia, in particolare della Birmania, Cina, Ceylon, India (provincia di Assam), Giappone. L’albero cresce bene in terreni acidi, soffici e ben drenati, ricchi di sostanze organiche; da 500 a 2000 m di altitudine, in zone tropicali o subtropicali con adeguate precipitazioni piovose. Il tè verde è noto da circa 5000 anni. Tale varietà di tè è detta “non fermentata” proprio perché le foglie, non essendo sottoposte a tale procedimento, conservano il loro colore verde, producendo un infuso chiaro e profumato, con un sapore leggermente amaro.Il tè verde rappresenta circa il 20% del consumo mondiale.

Il tè è una complessa miscela di sostanze, per lo più presenti in piccole quantità. La particolare concentrazione dei singoli componenti varia con il tipo di pianta, il clima, la stagione, le condizioni di crescita, l’età delle foglie e il modo in cui è stato trattato. In media, in 100 g di tè, sono stati riscontrati i seguenti componenti:  Caffeina (2-4%),  Aminoacidi (4%),  Lignina (6.5%),  Acidi organici (1.5%),  Proteine (15%),  Clorofilla (0.5%),  Polifenoli (8-12%), Vitamina A,  Vitamina B1,  Vitamina B2,  Vitamina C. Il colore giallo-verde degli estratti freschi è dovuto alla clorofilla in essi contenuta (Mitscher L.A. et al., 1997). Il tè contiene oltre il 35% di polifenoli in peso secco, variabile a seconda del processo produttivo e un contenuto di aminoacidi del 2-3%. Inoltre il tè verde è ricco in polifenoli ( prevalentemente catechine) e semplici acidi fenolici. Molti degli effetti benefici del tè sono riconducibili al potere antiossidante decatechine in esso contenute. Nella fase di assorbimento, attraverso la membrana intestinale, i polifenoli vengono trasformati nei corrispondenti glucuronidi e solfati. Attualmente sono disponibili ricerche recenti sulla biodisponibilità dei flavan-3-oli in seguito ad assunzione di tè verde da parte dell’uomo. I principali metboliti raggiungono concentrazioni plasmatiche di picco dell’ordine della nomolarità circa 2 ore dopo l’assunzione, indicando che l’assorbimento avviene nell’intestino tenue. Le concentrazioni poi diminuiscono, e solo tracce rimangono 8 ore dopo l’ingestione. L’escrezione urinaria di metaboliti nel corso di un periodo di 24 ore dopo il consumo di tè verde corrisponde al 28,5% delle catechina ingerite e al 11,4 % delle gallocatechine, suggerendo assorbimento superiore a quello della maggior parte degli altri flavonoidi (Clifford MN er al., 2013). La maggior parte dei flavonoidi ingeriti non è assorbita e viene degradata dalla microflora intestinale. Gli enzimi dei batteri catalizzano diverse reazioni, incluse idrolisi, l’apertura dell’anello eterociclico contenente l’atomo di ossigeno, la deidrossilazione e la decarbossilazione. Da questi processi vengono prodotti diversi acidi fenolici in base alla struttura dei flavonoidi interessati (Pietta P.G. et al., 1997). Questi acidi fenolici possono essere riassorbiti e sostituiti con una coniugazione e una O-metilazione nel fegato, quindi possono entrare in circolo. Questo aspetto è rilevante per la protezione nei confronti delle specie reattive dell’ossigeno (ROS), per due motivi. Il primo è che gli acidi fenolici liberati rappresentano una larga frazione dei flavonoidi ingeriti (30-60 %); il secondo è che alcuni di questi acidi, mantenendo la loro struttura catecolica, possiedono una abilità nel legare i radicali simile a quella dei precursori (Merfort I. et al., 1997). Questo suggerisce che questi metaboliti possono prendere parte alla protezione antiossidante. Quindi questi composti non esplicano la loro attività soltanto nel tratto digestivo, ma una volta assorbiti continuano ad esercitare la loro attività antiossidante al di fuori del tratto digerente.

Le catechine del tè verde Le catechine sono un gruppo di composti derivanti dalla (+)-catechina (figura 2), una molecola appartenente alla famiglia dei flavan-3-oli, caratterizzata da avere quattro funzioni ossidriliche in posizione 5, 7, 3’, 4’.

Le catechine aventi tre funzioni ossidriliche nell’anello B sono chiamate gallocatechine; quelle che presentano come sostituente in posizione 3 dell’anello C una molecola di acido gallico sono esteri gallici delle catechine e vengono chiamate catechingallati. Le quattro più comuni catechine del tè verde, dette green tea catechin, sono:  Epicatechina (EC), Epigallocatechina (EGC), Epicatechingallato (ECG), Epigallocatechingallato (EGCG). Dei polifenoli presenti, quelli di maggior interesse sono epigallocatechina gallato (EGCG) ed epigallocatechina (EGC). Il tè verde è un’ottima fonte di catechine, in particolare da 100 g di foglie secche di tè verde si possono ricavare 7.4 g di catechine: le EGCG sono la frazione principale seguiti in ordine da ECG, EGC, EC. Risulta presente, ma in quantità molto minori, anche il gallocatechingallato (GCG). Per quanto concerne la capacità antiossidante delle catechine, sono stati effettuati numerosi studi: è stato dimostrato che le GTC possiedono un forte potere inibente nei confronti dell’ossidazione lipidica; Zhang Z.H. et al. (1997) hanno verificato che gli isomeri purificati estratti dal tè verde sono degli agenti protettori dall’ossidazione delle LDL e delle membrane cellulari dei globuli rossi; Vinson J.A. et al., (1998), hanno affermato che le catechine sono i più potenti inibitori del processo di ossidazione catalizzato dallo ione rame delle lipoproteine plasmatiche, in vitro.

Effetti del tè verde. Negli ultimi decenni numerosi studi hanno messo in evidenza gli effetti positivi del tè, ed in particolare del tè verde, nei confronti di diverse malattie. Al tè, ed in particolare al tè verde, sono state svariate capacità in campo farmacologico, molte delle quali legate all’attività antiossidante dei polifenoli in esso contenute. Tra queste proprietà abbiamo: attività antiipertensiva, antiossidante, antiaterosclerotica, anticarcinogenetica, ipocolesterolemizzante (Bhardwaj P et al., 2013; Li MJ. Et al., 2014) incremento della produzione delle HDL (Vinson J.A. e Dabbagh Y.A., 1998), riduzione dell’assorbimento di sodio e glucosio. Il consumo di tè verde è stato associato alla diminuzione del rischio cardiovascolare attraverso un decremento dei trigliceridi e del colesterolo nel siero, incremento di HDL e quindi un diminuito indice aterogenico (Imai K. et al., 1995). Sembra che il tè abbia, inoltre, un effetto preventivo verso malattie croniche come il cancro (Dreosti I.E., 1996), effetti antinfiammatori. È dimostrato che i gallati di epicatecolo ed epigallocatecolo (EGCG) si comportano come scavengers di radicali liberi. In particolare, due studi epidemiologici hanno messo in evidenza il ruolo del tè verde come antiossidante dietetico. (Shim J.S. et al., 1995). Ciò sembra essere dovuto all’assenza del gruppo carbonilico nell’anello C della catechina rispetto alla quercetina. Il tè è usato anche nella composizione di prodotti sia farmaceutici sia cosmetici per svolgere varie funzioni: curare verruche e callosità; infezioni del cavo orale; infezioni e piaghe degli animali; per scottature solari, eritemi dei neonati; acne; come agente antiforfora. Il tè, inoltre, ha effetto germicida sui bacilli del colon e sugli stafilococchi (Reygaert WC, 2014).

 

ESTRATTO DI MELOGRANO

Il melograno (P.Granatum), è considerato uno dei più antichi frutti edibili. Nativo delle regioni dell’Himalaya, la sua coltivazione si estende fino all’Iran ma è stato naturalizzato e coltivato già dai tempi antichi in tutta l’area del Mediterraneo ed è tuttora parte integrante della dieta in questi paesi. Uno degli ambiti di ricerca di gran attualità e di massimo interesse è lo studio dei componenti bioattivi del melagrano e dei loro effetti sul miglioramento della salute umana. Si è verificato attraverso numerosi studi scientifici che, sia il melagrano sia i prodotti derivati, contengono diversi componenti in grado di prevenire malattie e migliorare lo stato di salute (Larrosa M, 2006). Il frutto del melograno è una ricca fonte di composti polifenolici: questi si possono dividere in molecole semplici e polimeri di quest’ultime caratterizzati da un peso molecolare maggiore. Tra i primi ricordiamo i flavonoidi (quali catechine, floridzina, e quercetina); le antocianine rappresentano il sottogruppo più rappresentativo e sono responsabili del colore caratteristico del melograno. Nel succo di melograno sono presenti anche diversi acidi fenolici, in particolare acido gallico, clorogenico, caffeico, ferulico e cumarico. Oltre alle catechine sono presenti nel melograno altri flavan-3-oli come le epicatechine e le epigallocatechine (De Pascual-Teresa S, 2000). I tannini sono composti polifenolici ad alto peso molecolare. La buccia, ma in generale tutte le parti del melagrano, è ricca di tannini idrolizzabili, in particolare ellagitannini e gallo tannini, le classi di composti più diffuse nel melograno. La bioattività del melograno è in gran parte dovuta alla presenza di questi composti di cui i principali sono le punicalagine e le granatine. Gli studi si sono concentrati sugli effetti antiossidanti in vitro, ex vivo e in vivo, in particolare del succo di melagrana, dell’olio di semi e degli estratti ottenuti dalla buccia, la cui capacità antiossidante è stata sempre messa in relazione alla loro composizione chimica. In aggiunta ai diversi usi tipici delle antiche medicine tradizionali, l’utilizzo del melograno è giustificato dalla attività anti-aterosclerotica e da altri effetti positivi quali l’attività chemiopreventiva e chemioterapica in particolare nel cancro alla prostata. Altri effetti del succo di melagrano sono stati riportati quali l’attività antiinfiammatoria, la riduzione dell’aggregazione piastrinica, la riduzione delle modificazioni proaterogeniche delle LDL, la diminuzione dello stress ossidativo nei macrofagi, gli effetti positivi nel contrastare obesità e diabete e la modificazione del profilo lipidico basata sull’inibizione dell’aumentato uptake e ossidazione degli acidi grassi che si verifica a livello cardiaco in condizioni di diabete. La maggior parte di questi effetti sono stati attribuiti all’elevata capacità antiossidante del succo di melagrano, probabilmente dovuta alla presenza di una miscela complessa di fitocomponenti dotati di attività biologica. La parte di melagrano col più alto contenuto di polifenoli, in particolare tannini ed ellagitannini, e che presenta la maggiore attività antiossidante è la buccia, è risultato che l’estratto di buccia, rispetto agli estratti delle altre parti della pianta, ha una capacità più elevata di chelare i metalli. Questo risultato è stato confermato analizzando la capacità di scavenging e di prevenzione della formazione di diverse specie radicaliche e l’inibizione dell’ossidazione delle LDL. Anche in questo caso l’elevata attività antiossidante è stata attribuita all’elevato contenuto in polifenoli della buccia. Gli estratti della buccia di melagrano hanno anche dimostrato di avere attività antimutagenica. Questa attività non sembra essere in correlazione con l’attività antiossidante, ma gli autori dello studio ipotizzano che l’assenza di una correlazione sia da attribuire alle differenze quali/quantitative della composizione in polifenoli ed altri composti bioattivi presenti negli estratti.

La capacità antiossidante del succo di melagrana è stata valutata in diversi studi sia in vitro, che ex vivo che in vivo dal momento che rappresenta il prodotto derivato dal melograno più comunemente consumato. La capacità antiossidante del succo è minore rispetto a quella della buccia, ma maggiore rispetto a quella dei semi ed è risultata tre volte superiore e quella del vino rosso e del tè verde, valutati con le stesse tecniche analitiche (Faria A. et al., 2011).

 

ESTRATTO DI ACEROLA

L’acerola (Malpighia glabra) è una pianta selvatica coltivata in zone di clima tropicale e subtropicale. L’acerola è originaria dal sud del Messico, dell’America Centrale e del Sud America. Il frutto è rappresentato da una drupa di colore rosso del diametro variabile tra 1 – 4 cm ed un peso compreso tra i 2 ed i 15 g. Dal punto di vista nutrizionale il frutto contiene macro- e micronutrienti: proteine (0,21-0,80 g/100g), grassi (0,23-0,80 g/100g), carboidrati (3,6-7,80 g/100 g), sali minerali (ferro, calcio, fosforo) e vitamine (tiamina, riboflavina, piridoxine). Il suo alto contenuto di vitamina C, compreso tra i 695 ed i 4827 mg/100 g è tra i più elevati del regno vegetale. Come fonte di vitamina C, l’acerola sta riscontrando un interesse crescente ed consumo in continuo aumento negli ultimi anni. Oltre al contenuto in nutrienti, indicazioni recenti riportano la presenza di carotenoidi e flavonoidi che forniscono un importante valore aggiunto e contribuiscono a giustificarne l’impiego come antiossidante (Mezadri T., et al 2006). Studi recenti, condotti in un modello animale di topo hanno suggerito che il succo di acerola possieda un’azione antinfiammatoria (Dias FM., et al. 2014).

ESTRATTO DI SAMBUCO

Le bacche di sambuco sono utilizzate nella medicina tradizionale tedesca per varie applicazioni. Preparati a base di frutti di sambuco sono fonte di antiossidanti e sono tradizionalmente utilizzate per gli effetti antidepressivi, antivirali ed antimicrobici. Non vi sono dubbi che i frutti di sambuco possano avere una certa utilità in termini di effetto protettivo nei confronti dello stress ossidativo; è dimostrato infatti, che essi contengano quantità significative di flavonoidi, principalmente antocianine, quali: cianidin 3-O,5-Odiglucoside, cianidin-3-O-sambubioside, cianidin-3-O-sambubioside-5-O-glucoside, cyanidin-3-Orhamnoglucoside, cyanidin-3-Oxyloglucoside. A tali composti si aggiunge la presenza di oli essenziali e quelle di alcuni micronutrienti come Vitamina C, acido folico, vitamine B2, B6, acido nicotinico e b-caretene (Mikulic-Petkovsek M. et al., 2014; Vlachojannis JE. et al., 2010). Sulla base della composizione in molecole polifenoliche gli effetti antiossidanti, antimicrobici ed antinfiammatori sembrano possibili, tuttavia gli studi disponibili a sostegno di tali ipotesi non sono ancora sufficienti, nonostante ciò gli estratti di sambuco sono comunemente impiegati nella preparazione di formulazioni ed integratori ad azione antiossidante. Per quanto riguarda invece gli effetti antidepressivi, uno studio ne ha recentemente valutato l’azione concludendo che gli estratti metanolici di sambuco possiedono un effetto antidepressivo (Mahmoudi M. et al., 2014).

ESTRATTO DI SEMI DI VITE E DI UVA ROSSA

La vite è una pianta originaria dell’Europa meridionale e dell’Asia occidentale, attualmente tuttavia è coltivata in tutte le aree temperate della terra. I semi di uva e la buccia sono ricchi di diversi componenti attivi tra cui flavonoidi, polifenoli, antociani, proantocianidine, procianidine, e resveratrolo. Tutte le parti della vite sono ricche di polifenoli, tuttavia il 60-70% dei polifenoli dell’uva si trovano nei semi. I polifenoli di semi d’uva sono derivati del flavan-3 -olo. I principali composti sono (+)-catechine, (-)epicatechina, (-)-epicatechina-3-O-gallato e procianidine. Per quanto riguarda le antocianine nella vite è stata individuata la presenza di cianidina, delfinidina, peonidina, petunidina, e malvidina nelle forme 3coumaroilglucoside, 3-caffeoilglucoside, 3,5-diglucoside, 3 e 3-caffeoyl-5-diglucoside.

Dato l’elevato contenuto di molecole a struttura fenolica, gli estratti di semi di vite e di uva rossa esercitano una potente azione antiossidante. Tale azione è stata evidenziata in molteplici modelli sperimentali e oltre a manifestarsi come semplice azione antiossidante diretta capace di proteggere il DNA dal danno ossidativo ed i lipidi dalla perossidazione, si manifesta anche nella capacità di questi estratti di inibire enzimi ad azione prossidante come la xantina ossidasi. Oltre all’azione antiossidante gli estratti di vite si sono dimostrati in grado di esercitare altri effetti quali, un’azione cardioprotettiva, che si manifesta con un un’azione vasodilatatoria ed un miglior recupero in seguito a fenomeni di ischemia/riperfusione, un’azione epatoprotettiva, un effetto antimicrobico ed un’azione positiva sul sistema nervoso centrale dove riducono i fenomeni di perossidazione mantenendo la plasticità delle membrane neuronali (Nassiri-Asl M. et al., 2009)

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