Per la prima volta la Cina si è impegnata a eliminare gradualmente la produzione nazionale e la vendita di prodotti in avorio. L’annuncio è sicuramente il più grande provvedimento singolo nella lotta per salvare gli ultimi elefanti africani dal taglio delle zanne. La Cina infatti è il più grande consumatore mondiale di avorio. La recente distruzione di zanne e avorio scolpito segue un altro evento in cui si è distrutto avorio, avvenuto nel Guangdong, nel gennaio del 2015. Nel periodo successivo sono state schiacciate  6.15 tonnellate di avorio sequestrato. E’ l’invio di un messaggio chiaro ai bracconieri e ai commercianti illegali che tali attività non saranno più tollerate. Ad un evento a Pechino, a cui hanno assistito anche i diplomatici stranieri, sono stati distrutti simbilicamente 662 kg di avorio confiscato.

Zhao Shucong, capo dell’Amministrazione Forestale di Stato cinese, ha detto: “Noi contrasteremo rigorosamente la lavorazione e il commercio dell’avorio fino a quando la vendita e i prodotti saranno finalmente eliminati.” Questa è la prima volta che la Cina si è impegnata a eliminare gradualmente l’industria nazionale dell’avorio. Sze Ping Lo, direttore generale della divisione del WWF Cina, ha applaudito il rafforzamento della determinazione del governo cinese di ridurre la domanda nel più grande mercato del mondo dell’avorio. Questa mossa segue la decisione della Cina che dall’inizio di quest’anno impone un divieto sulle importazioni di avorio, nel tentativo di ridurre il commercio illegale.

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Alla manifestazione, Zhao ha delineato un piano in 10 punti per la lotta contro il bracconaggio, tra cui rigorosi controlli di polizia sul commercio di specie selvatiche online e offline, e di campagne per scoraggiare la domanda pubblica. Un rapporto di aprile ha trovato più di 500 casi di avorio illegale in vendita on-line per un periodo di quattro giorni dal solo Craigslist (sito di annunci ndr). Ben il 70 per cento dell’avorio illegale del mondo va in Cina, dove è visto come uno status symbol per una classe media emergente, secondo un rapporto del New York Times.

La domanda di avorio in Cina è alta, così parte della graduale eliminazione del settore dovrà comprendere l’abbassamento della domanda dei consumatori. Una recente indagine condotta dal gruppo anti-tratta “WildAid” ha trovato il 95 per cento degli intervistati delle tre più grandi città della Cina (Pechino, Shanghai, Guangzhou) favorevole a sostenere la fine dell’industria dell’avorio del paese.