Il dibattito sui benefici del latte è oggi molto acceso: la nostra cultura alimentare, abituata a considerare il latte come un elemento cardine della dieta, è messa in discussione da studi che dimostrerebbero come si sia sopravvalutato questo alimento e come addirittura lo stesso latte possa essere anche dannoso.

Questo cambio di opinioni all’interno della cultura alimentare è in buona parte dovuto anche ad una crescente sensibilità vegetariana e vegana.

L’elemento più importante contenuto nel latte è sicuramente il calcio. Un buon apporto di calcio è necessario per il mantenimento delle ossa e per prevenire l’osteoporosi. Il latte vaccino è molto ricco di calcio ed è stato sempre considerato come alimento fondamentale soprattutto nella fase dello sviluppo del bambino, anche perchè contiene proteine, grassi e vitamina B12.

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Premessa importante che ci sembra opportuno fare è che storicamente la nostra è stata sempre una dieta povera; i nostri nonni e tutta l’umanità che li ha preceduti (in realtà ancora oggi in gran parte dei paesi sottosviluppati) hanno sempre affrontato una scarsità di risorse alimentari, difficilmente paragonabile alla ricchezza, che il mercato ci offre oggi. L’uomo ha sempre ricercato alimenti molto nutrienti. La disponibilità di animali d’allevamento ha sicuramente guidato la scelta dei nostri antenati nell’antichità, la comodità e il suo alto valore nutriente, hanno dato al latte, nel corso del tempo, una enorme valenza culturale e simbolica.

«Va! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: Il Signore Dio dei vostri padri mi è apparso, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe […] Vi farò uscire dalla umiliazione dell’Egitto, verso il paese del Cananeo, dell’Ittita, […] verso un paese dove scorre latte e miele.» (Esodo)

Ai giorni nostri la situazione è radicalmente cambiata, invece di una scarsità alimentare, abbiamo un’abbondanza di offerte e prodotti “food”(di cui infatti, buona parte finisce, purtroppo, in discarica).

Questo contesto culturale è sicuramente il fattore da tenere ben presente nell’analizzare un cambio di opinioni del main-stream sociale, nel rapporto con alimenti ipercalorici come il latte.

Oltre a questo cambiamento generale, legato alla ricchezza alimentare delle società “occidentali”, entrano in gioco altri fattori etici legati alla produzione industriale:

-Il primo elemento è sicuramente il progressivo sviluppo di una sensibilità più forte nei confronti della cultura non violenta/cruenta e della maggiore diffusione di una cultura animalista e Vegan, che sceglie alimenti etici, che cioè non siano il risultato dello sfruttamento dell’uomo sull’animale. In quest’ottica la mucca è sicuramente un animale, non solo sfruttato (rinchiuso e costretto contro la propria volontà) per la produzione di un alimento che la natura ha destinato ai vitelli, ma anche sottoposto ad un regime di segregazione e crudeltà per assecondare i ritmi della produzione di massa.

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-Questo consumatore sensibile e consapevole si allontana dal latte anche per il trattamento che subisce il vitello: difatti anche chi non è vegano, si può accorgere della crudeltà insita nella pratica per cui il vitellino viene sottratto alla madre precocemente (o gli viene impedito di arrivare al capezzolo della madre con orribili museruole).

-Altro fattore da tenere in considerazione sono gli antibiotici e le altre medicine che somministrate all’animale passano nel latte. Spesso nello stesso latte si trovano anche tracce di erbicidi e pesticidi contenuti nei mangimi, e i batteri e i virus delle infezioni alle mammelle (mastite) causate dall’eccessivo sfruttamento e dalla suzione meccanica tramite ventose, che alla lunga causano escoriazioni e ferite (immaginiamo dolorose).

-Ultima causa, che è forse l’argomentazione più citata dai vegetariani, è la disposizione naturale dell’uomo, che dopo qualche anno dallo svezzamento diventa intollerante al lattosio: infatti solo per una naturale modificazione genetica una parte della popolazione continua a digerire il latte.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere i risultati di diversi studi che hanno analizzato le relazioni tra il consumo di latte e l’insorgere di varie patologie: essenzialmente ci si può concentrare sullo studio condotto dalla Harvard University  che mette in evidenza come esistano anche rischi per la salute derivanti da un alto consumo di latte. In particolare, in un articolo che cerca di fare il punto della situazione,  si evidenzia come alcune ricerche abbiano messo in relazione il consumo di 3 tazze di latte al giorno con il cancro alle ovaie (a causa del galattosio) e il cancro alla prostata per gli alti livelli di calcio assorbiti. Nello stesso articolo si nota inoltre come l’assunzione di maggiori quantità di calcio negli anni non comporti una riduzione di fratture per osteoporosi, contraddicendo quella che era l’argomentazione principale per chi osanna le qualità benefiche di bere tanto latte.

D’altra parte, sulla stessa pagina, la conclusione è che “A livelli moderati, però, il consumo di calcio e prodotti lattiero-caseari ha benefici al di là della salute delle ossa, anche eventualmente, riducendo il rischio di pressione alta e il cancro del colon. Mentre i benefici della pressione sanguigna appaiono abbastanza ridotti, la protezione contro il cancro al colon sembra un po’ più rilevante, e la maggior parte di questi ultimi benefici deriva dal bere solo uno o forse due bicchieri di latte al giorno in aggiunta al calcio che otteniamo da altri alimenti nella nostra dieta.

Quello che in definitiva la School of Pubblic health della Harvard consiglia è di assumere quantità moderate di latte: uno o 2 bicchieri al giorno, tenendo sempre presente che l’alimento è ricco di grassi saturi, e in un’epoca di abbondanza, in cui si cerca di avere una dieta povera di calorie ( ma soprattutto per chi ha problemi di colesterolo) anche questa quantità è da tenere sotto controllo.

Importante, per chi non può fare a meno del latte vaccino, è quindi moderare le quantità e scegliere una filiera etica e biologica che rispetti gli animali e garantisca una mungitura non invasiva.

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Per chi ha scelto di non bere latte, è intollerante o non piace esistono delle valide alternative:

Il calcio si può  trovare anche in verdure a foglia verde scura, come il cavolo, così come in fagioli secchi e legumi.

Il calcio si trova anche in spinaci e bietole, ma queste verdure contengono acido ossalico, che si combina con il calcio per formare ossalato di calcio, un sale chimico che rende il calcio meno disponibile per l’organismo.

Chi invece, il latte piace ma non può, o non vuole, berlo, troverà l’alternativa nelle bevande vegetali, anche arricchite con calcio, che lo sostituiscono in quasi tutti gli usi che ne facciamo, anche per le nostre ricette. Ecco alcuni esempi

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Ricordate che se assumete calcio da integratori è meglio scegliere quelli che al calcio associano la vitamina D: il calcio da solo non riesce a fissarsi bene e in alcuni studi si parla anche dell’insorgenza di controindicazioni.