Green Act e aumento degli investimenti per il dissesto idrogeologico, questi i due temi portanti dell’intervento del Ministro Galletti al Meeting di Primavera organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile il 13 aprile a Roma, evento che si è dato come obbiettivo quello di illustrare lo stato dell’arte della green economy italiana.

Dopo l’introduzione del presidente della fondazione, ha preso la parola Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente. Il suo intervento ha subito messo in risalto la differenza tra il vecchio modello economico e quello attuale: l’economia novecentesca aveva come obbiettivo la ricostruzione dell’Europa, l’economia attuale è invece orientata a far crescere la qualità della vita dell’individuo. Così come gli obbiettivi sono cambiati, è cambiato anche il modello: abbandonando la vecchia linearità, l’economia diventa “economia circolare”, dove i rifiuti sono lo stato di passaggio per molti materiali che vengono trattati per rinascere a nuova vita e non come prima, l’ultimo stadio (a perdere) della filiera produttiva. Nell’economia circolare il rifiuto è un costo che non ci si può permettere, il riuso dei materiali di scarto un investimento.

In un contesto di sviluppo dell’economia green non si può però trascurare la necessità di intervenire sui danni che il vecchio modello dell’economia novecentesca ci ha lasciato e continua a produrre. Il Governo,  “mai come prima”, si è impegnato a sanare la grave situazione di dissesto idrogeologico con un aumento delle bonifiche di circa il 30% (altri 600 milioni entro fine anno, oltre i 600 già stanziati per le grandi aree del nord).

Se per rimediare agli errori del passato sono necessari importanti investimenti, per il futuro l’impegno sembra concretizzarsi sempre di più nel “Green Act”, con cui il ministero intende dare le linee guida per lo sviluppo della green economy. A proposito di questo documento programmatico, che ha iniziato il suo percorso a marzo, il ministro dice: “adesso siamo in una fase di ascolto”, ma ormai manca poco alla sua presentazione del 22 giugno durate gli Stati Generali della Green Economy.

Il Green Act sarà quindi un modello con obbiettivi giuridicamente vincolanti, che ratificherà gli accordi con l’UE (ad esempio il taglio delle emissioni del 40% entro il 2030) e indicherà quali settori, attori e filiere saranno i destinatari degli investimenti.

Prima del Ministro, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, aveva stigmatizzato alcune delle tematiche di cui si è discusso fino a sera, che rappresentano i punti di forza della green economy, e che ci sembra opportuno elencare brevemente:

– Maggiori posti di lavoro nella mobilità green che nella costruzione di strade

– Crescita della green economy del 46% (2003-2012) in un ambiente di crisi

– Politica europea di coesione sociale come stimolo esplicito alla green economy

– Fondi europei di sviluppo regionale: molte voci tra gli obbiettivi sono riferimenti diretti alla green economy

– Carbon Tax, periodo ideale e necessario strumento di lancio sostanziale dell’economia green

– Tassazione proporzionale alle emissioni e ai rifiuti solidi non riciclabili prodotti

– Relazione positiva tra economie green e crescita (i paesi leader della green economy hanno Pil più alto e meno disoccupazione)

– Green Economy opportunità soprattutto per l’Italia

– Green Economy investe in qualità invece di approccio classico di taglio dei costi..

Una giornata intensa che ha ribadito come la green economy sia in fase di lancio nel nostro paese, e come ci siano tutti i presupposti perché si raggiunga la piena affermazione di uno sviluppo sostenibile.